"Sganciare una bomba atomica su Gaza"? Il pericolo esiste

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Il ministro israeliano per gli Affari e il Patrimonio di Gerusalemme, Amichai Eliyahu, ha dichiarato che, sganciare una bomba atomica sulla Striscia di Gaza è “un’opzione”, anche se ne andasse della vita dei 240 ostaggi israeliani perché “le guerre hanno un loro prezzo”. Netanyahu lo ha sospeso dall’incarico, ma guarda caso, Eliyahu è un dirigente di quel partito di estrema destra - Otzma Yehudit (Potere Ebraico)-  con il quale il primo ministro israeliano ha stretto una forte alleanza.

palestina 342 550Gaza: 3.195 bambini uccisi in tre settimane, un numero superiore a quello annuale dei bambini che hanno perso la vita in conflitti armati a livello globale, negli ultimi tre anni. /Fonte: Save the ChildrenLa piattaforma di Otzma Yehudit invoca una guerra contro i “nemici di Israele” che deve, “essere totale, senza negoziati, senza concessioni e senza compromessi”. In buona sostanza è quello che Eliyahu ha detto, confermando un ideale sfacciatamente caldeggiato dalla maggior parte dei gruppi politici israeliani, da destra sino alla sinistra estrema. Pertanto, se si pensa all’arsenale nucleare di cui Israele dispone e alla leadership spericolata, aggressiva che governa il paese, la minaccia del lancio dell'atomica rimane sempre valida.

Nel libro The Samson Option, scritto nel 1991 e che si rivela ora profetico, il giornalista investigativo Seymour Hersh descrisse - senza essere mai stato smentito - la strategia nucleare del governo israeliano secondo la quale, Israele lancerebbe un massiccio attacco nucleare di ritorsione se fosse minacciato da forze esterne e corresse il pericolo di essere invaso, in sintonia con il personaggio biblico Sansone il quale. fece crollare il tempio che lo seppellì  assieme a migliaia di Filistei che lo deridevano. A supporto Hersh riporta la dichiarazione di un dirigente dei servizi segreti israeliani che gli avrebbe detto: “Possiamo ancora ricordare l'odore di Auschwitz e Treblinka. La prossima volta vi porteremo tutti con noi.”

«GLI ARABI POSSONO AVERE IL PETROLIO, MA NOI ABBIAMO I FIAMMIFERI», firmato Ariel Sharon

Dopotutto la dichiarazione del ministro Eliyahu, non è che un continuum della minaccia dell’ ex primo ministro Ariel Sharon il quale,  alla domanda sull’uso da parte di Israele delle sue armi nucleari per spazzare via i suoi vicini arabi, rispose così: “Dipende da chi lo fa e dalla velocità con cui ciò avviene. Possediamo diverse centinaia di testate atomiche e razzi e possiamo lanciarli contro obiettivi in ​​tutte le direzioni, forse anche a Roma. La maggior parte delle capitali europee sono obiettivi della nostra aviazione. Permettetemi di citare il generale Moshe Dayan: "Israele deve essere come un cane rabbioso, troppo pericoloso per disturbarlo". Considero tutto senza speranza a questo punto. Dovremo cercare di evitare che si arrivi a questo, se possibile. Le nostre forze armate, però, non sono la trentesima più forte del mondo, bensì la seconda o la terza. Abbiamo la capacità di portare il mondo giù con noi. E posso assicurarvi che ciò accadrà prima che Israele crolli”.

Israele usa il suo arsenale nucleare non solo nel contesto della deterrenza o della guerra diretta ma anche in modi più sottili ma non meno importanti. Per esempio, il possesso di armi di distruzione di massa può essere una potente leva per mantenere lo status quo o per influenzare gli eventi secondo il suo vantaggio, come proteggere i cosiddetti paesi arabi moderati da insurrezioni interne o per intervenire in guerre inter-arabe.

Nel gergo politico-militare israeliano questo concetto è chiamato "coercizione non convenzionale" ed è esemplificato da una citazione del 1962 di Shimon Peres: "Acquisire un sistema d'arma superiore (leggi nucleare) significa la possibilità di usarlo come mezzo di coercizione, in modo che costringa l'altra parte ad accettare le richieste politiche israeliane come quella del mantenimento dello status quo tradizionale e la firma di trattati di pace." Un altro tra gli usi principali della bomba israeliana è di coercizione nei confronti degli USA per farla agire in favore di Israele, anche andando contro i propri stessi interessi strategici.

Quindi esiste un arsenale nucleare israeliano di cui non si conosce la vastità, in un paese che attualmente è in “guerra”, ma in occidente il media mainstream vi sorvola obbligato com’è a riportare i commenti ufficiali dei governi sulla violenza a Gaza, secondo i quali sono i poveri israeliani le vere vittime aggredite da un gruppo chiamato Hamas che, viene invariabilmente etichettato come “terrorista”.

Con altrettanto zelo e non meno servilismo il media mainstream, ha trasformato il gesto di un qualche imbecille che, ha disegnato sui muri la svastica e la stella di David, come il segnale del “crescente antisemitismo” in Europa. Così facendo si è accesso l'interesse sull’argomento, cancellando così l’immagine dell'Israele dell’apartheid, delle bombe sugli ospedali e sui convogli di ambulanze, delle sofferenze imposte ai palestinesi da 76 anni a questa parte. Morale: prevale su tutto l’immagine di Israele vittima di feroci terroristi che hanno fatto quello che hanno fatto, perché odiano gli ebrei.

L’obiettivo è raggiunto alla grande, poiché l' opinione pubblica europea è sottoposta allo stordimento ogni qualvolta si parla di Israele. Sicché, spacciando le carneficine nella Striscia di Gaza come una “reazione inevitabile”, Benjamin Netanyahu e i suoi colleghi fanatici possono fare qualunque cosa vogliano, tutti accomunati dal sogno di un Israele senza palestinesi, che considerano (lo hanno dichiarato) “animali umani”.


maddaloniVincenzo Maddaloni,  come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di Berlin89, rivista del Centro Studi Berlin89.

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