La Costituzione Europea e l'attitudine ai muri

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C’è sempre un qualcosa non del tutto passato e risolto che si mescola al presente. Non è sempre un progresso.

costituzione2Il dibattito permanente Bruxelles su come fronteggiare l’emergenza pandemica e la crisi economica che ne consegue nell'Unione lo conferma. Merita stupirsi? Basta ripercorrere la “storia” della Costituzione europea per capire che tutto rientra nella “normalità”.

Il 29 ottobre 2004 si consumò in eurovisione la grande bufala della Costituzione europea. Sul tavolo troneggia il librone composto di 448 articoli e 36 protocolli. Tutt'intorno venticinque capi di Stato e di Governo e altrettanti ministri degli Esteri si susseguono, armati di stilografica, per la firma. Tra gli altri ci sono il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, il presidente francese Jacques Chirac, il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Solenni discorsi di occasione, ritrasmessi in diretta su tutto il continente, ma la Costituzione Europea non entrerà mai in vigore. A bocciarla ci penseranno i francesi e gli olandesi in due referendum tra maggio e giugno 2005.

Ed a seppellire definitivamente un processo mai amato, provvederanno britannici, polacchi e danesi sospendendo i loro, di referendum, e rendendo così impossibile la ratifica.

 La bocciatura della Costituzione europea è più importante della Costituzione stessa

I due referendum francese e olandese segnano infatti l'atto di nascita ufficiale di quel vasto movimento populista e anti-europeo che oggi minaccia la stabilità politica dell'intero Continente.

Come dal nulla appare una coalizione di estrema destra nazionalista ed estrema sinistra anti globalizzazione. Erano l'effetto di edifici in costruzione, al tempo stesso mal progettati, armonizzazioni ancora incompiute, che punteggiavano il panorama europeo: dall'unione monetaria senza unione politica, a un allargamento burocratico che aveva appena inglobato i Paesi dell'Est senza veramente integrarli.

Fino al maggio del 2005, l'Europa sembra volare sulle ali dell'entusiasmo popolare. Tutte le volte che il progetto di integrazione si blocca su un veto britannico o su un dissidio francese, qualcuno provvede a rilanciarlo nella speranza di tappare i troppi buchi ancora aperti.

Così, trattato dopo trattato, negoziato dopo negoziato, da Maastricht si arriva all'appuntamento di Roma: addirittura la Costituzione.

Ma con il "no" francese, "come d'improvviso i politici europei scoprono che il consenso verso una costruzione" si va esaurendo.

Critiche e delusione finiscono mettono in ombra anche le conquiste e i passi in avanti, e non sono certo pochi.

Per l'Europa cominciano anni bui. Che non sono ancora finiti.

 Il tradimento della Costituzione non si consuma nelle urne del referendum di maggio 

È nato molto prima. È interno all'ipocrisia di voler definire Costituzione un progetto di riforma e di semplificazione dei trattati che resta lontanissimo da un vero processo costituente. Dove una Costituzione implicherebbe una rifondazione di sovranità e di legittimità democratica e richiederebbe di spostare il baricentro del potere europeo dalle varie capitali a Bruxelles.

Un popolo che si dà una Costituzione, la mette a fondamento della propria cittadinanza: si dovrebbe dunque essere prima di tutto cittadini europei, e solo in secondo luogo italiani, francesi o tedeschi.

Ma nelle intenzioni dei governi che nel 2001 avviano la Convenzione europea, non c'è nessuna delega di sovranità, nessuna cessione di legittimità.

La politica è prigioniera dei gesti mediatici, si è ridotta alla rappresentazione di se stessa. Mettere ordine nei pasticci del Trattato di Nizza viene mascherata come  volontà di rifondazione dell'Ue.

Si lancia in pompa magna la Convenzione europea che dovrà scrivere la nuova Carta costituzionale.

La presidenza è affidata a un uomo che ha certamente, come si dice, il physique du role: l'ex presidente francese Giscard d'Estaing. Vicepresidenti due ex primi ministri: l'italiano Giuliano Amato e il belga Jean-Luc Dehaene.

Romano Prodi, presidente della Commissione, presenta un suo progetto di impronta federalista, battezzato ironicamente Penelope, che viene fortemente osteggiato già dai commissari inglesi e francesi in seno al collegio.

La gelida accoglienza che gli riserva Giscard dà il tono a quella che sarà la filosofia dei lavori della Convenzione. Ricorda Prodi "Il progetto Penelope fu distrutto. Venne ritenuto una provocazione. Giscard fu abilissimo a tessere compromessi sul filo dei veti britannici e francesi. 

Una volta terminati i lavori della Convenzione, i governi prendono in mano la bozza e la sottopongono ad un nuovo esame. Che assesta il colpo di grazia a chi sperava in una vera Costituzione.

L'ampliamento dei poteri della Commissione, che sarebbe dovuta diventare un vero governo europeo, viene cassato.

Il diritto di veto è mantenuto per la politica estera e le politiche fiscali.

E soprattutto il principio di legittimità democratica resta saldamente ancorato nelle venticinque capitali della Ue.

Tanto è vero che il processo di ratifica non viene affidato ad un referendum pan-europeo, come vorrebbe una logica democratica, ma alla sommatoria delle ratifiche nazionali. Che non arriveranno mai. I lavori, della Convenzione prima e della Conferenza intergovernativa poi, si svolgono all'insegna della diffidenza reciproca.

Nessuno vuole davvero cedere il potere a un'entità che non potrà controllare. Non c'è da stupirsi se quella stessa diffidenza spingerà gli elettori francesi e olandesi a bocciare un progetto che mancava di visione fin dal suo concepimento.

"Con il naufragio della Costituzione, le spoglie di quello che sarebbe dovuto essere un super-governo europeo, vennero fatte a pezzi e i Paesi più forti si accaparrano i ruoli di maggior rilievo. Oggi, è un fatto, la Germania esercita le funzioni di Cancelliere e di ministro dell'Economia dell'Europa. La Francia quelle di ministro degli Esteri e della Difesa". 

 

 

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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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