Chi paga la guerra di Trump all'Iran

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Da almeno sette-otto mesi era chiaro che, Donald Trump stesse incoraggiando le forze più retrive del suo partito allo scontro con l'Iran. Tuttavia in novembre, quando Brian Hook, inviato speciale del Dipartimento di Stato per l’Iran avvertì l’Occidente che, «L’Iran nasconde materiale nucleare e sta riducendo i tempi per la costruzione della bomba atomica: la situazione è gravissima, ora anche l’Europa deve reagire», nessuno si mosse.

di Vincenzo Maddaloni

trump3L’allarme di Hook fu semplicemente ignorato dagli europei. A quel punto il vice presidente Mike Pence cominciò a verificare quanti fossero i repubblicani nel Congresso che appoggiavano, in generale, l’idea di un’azione punitiva. E il 3 gennaio 2020 alcuni dei senatori conservatori, come Marco Rubio, Tim Cotton e Jim Risch, presidente della Commissione Affari Esteri, hanno pubblicamente giustificato l'ordine del presidente Trump di uccidere il generale iraniano Soleimani.

E' da decenni che gli americani sognavano la vendetta contro l'Iran, da quel 4 novembre 1979 quando un quattrocento e passa studenti che si definiscono “seguaci dell’imam Khomeini” attaccano l'ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, prendono possesso dell'edificio con all'interno i cittadini statunitensi che ci lavorano. Alcuni di loro, non presenti al momento dell'assalto, saranno rintracciati, catturati e portati in un secondo momento all'interno dell'ambasciata. In tutto saranno cinquantacinque le persone - tra funzionari e impiegati - sequestrate con il pretesto di volere l’estradizione dello scià rifugiatosi a New York.

Il sequestro durerà 444 giorni durante i quali nel deserto iraniano muore un intero reparto dei Navy Seals, truppe d’élite e fiore all’occhiello della macchina bellica statunitense, commandos che erano stati inviati dal presidente Carter per liberare gli ostaggi con un blitz.

Sì, vendetta tremenda vendetta

Su quella tragedia non fu mai fatta completa chiarezza, certo è che Carter subì un crollo d’immagine tale che non fu rieletto. Sarà Ronald Reagan, insediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio 1981, ad annunciare la liberazione degli ostaggi.

Comunque sia fu l'esito di quella vicenda a fare dell'Iran della rivoluzione khomeinista il paladino di un Terzo Mondo in cerca di nuove voci, dopo un ventennio segnato dalla resistenza castrista alla baia dei Porci (aprile 1961), e di Saigon ritornata ai vietcong il 30 aprile 1975.

Siccome quella iraniana è l'unica rivoluzione sopravvissuta al Novecento, la domanda è ancora lecita: “ Quanta parte dell'immaginario “americano” si sentiva fino all'altro ieri, ancora sotto sequestro all'interno di quell'ambasciata? “. Non credo soltanto una sparuta schiera tra i repubblicani del Congresso, altrimenti il Presidente non avrebbe osato tanto.

Certamente dopo l'allarme di Hook i sondaggi avranno cominciato a rivelare che gli americani favorevoli a un'attacco all'Iran sono di molto e di più di quanti si potesse immaginare. Nulla accade in America senza un prima e un dopo di sondaggi. Non c'è dubbio che soltanto quando gli hanno assicurato il consenso di una buona parte dell'opinione pubblica americana, Trump si è proposto come il «Gran Vendicatore». Lasciando all'Europa il conto più salato  da pagare.

L'approfondimento. Chi paga la guerra di Trump - Dossier

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Vincenzo Maddaloni
Vincenzo Maddaloni ha fondato e presiede il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Professionista dal 1961 (per un decennio e passa il più giovane giornalista italiano), come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di Berlin89, rivista del Centro Studi Berlin89.
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