Venezia. Non è soltanto una questione di luce

 La prima analisi della luce sulle pietre di Piazza San Marco. Otto anni di ricerche fotografiche, due volumi, 2000 pagine

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Piazzetta San Marco/ ©Pino Usicco

Pino Usicco2Se desideri ‘perderti’ fotografa la Piazza. Così ho pensato. Fra le cose più assurde che si possano tentare di fare è di ‘fotografare’ la Piazza San Marco di Venezia, per via del troppo. La cosa migliore per rappresentarla è una cartolina. Il luogo, la laguna, è infatti l’esatto contrario, è l’essenziale su cui quel troppo gravita e insiste. Le due presenze proprio per questo rigettandosi si accordano.

Piazza San Marco vista dalla laguna è una apparizione e porta l’osservatore a scoprirsi nell’immaginazione catturato, e come preda di un incantesimo, subire l’arresto di quel ragionar che sempre ci accompagna. Si sbarca, ci si addentra e una sorta di fascinoso ricovero terrestre si sostituisce a quello marino.

L’ ampia ansa — spazio sulla sinistra è propiziatoria per la vista del complesso della Basilica e del Campanile. Le Procuratie Vecchie e Nuove fughe prospettiche architettoniche propiziano a deambulare serenamente.

Una vista dal fondo della piazza che guarda la Basilica, una contraria, un’altra dalla ‘porta’ della Torre dell’Orologio, verso le due Colonne e il Bacino, e l’altra nel senso opposto possono essere sufficienti per rappresentarla, pur con vistose omissioni.

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Photo /©Pino Usicco

Passato l’arco della Torre dell’Orologio, lo spazio ‘orizzontale’ della Piazza si contrae e diventa ‘verticale’.

Una volta per gli antichi lo spazio, il vuoto era ciò che conteneva il costruito, e quel vuoto veniva dunque parzialmente occupato dal pieno del paesaggio o dall’architettura.

Se l’architettura è il positivo, il vuoto che la contiene è ‘architettura’ del negativo, come una forma uno stampo è aderente ai contorni e alle superfici del positivo.

La laguna, il bacino San Marco non è più quello di una volta, perché l’apparente immobilità della superfice, rispecchiava le architetture, e i colori armonicamente.

I veloci bagliori della luce sul lieve moto dell’increspatura dell’acqua mossa dal vento come per magia variavano la percezione. L’architettura rispecchiandosi appariva coerente con le architetture, con il cielo e viceversa.

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Photo /©Pino Usicco

Un ‘silenzio’ di marina, di beccheggiare lieve degli scafi, di rauchi suoni del sartiame accompagnavano il ‘gra’ ‘gra’ dei gabbiani…

Ora non più. Il moto ondoso e gli scafi disgustose e anacronistiche presenze. Conviene attendere o aspettare, una barca di legno.

Il grottesco mondo industriale, lì ai margini della laguna, prima barene, e foci di fiumi, popolate da uccelli acquatici, ora avvizzite acque senza ossigeno.

Lafotografia un ripiego, lontano dai mezzi interpretativi unici di una vista pittorica. Purtuttavia agli albori dava la possibilità di produrre svariate copie, simili. Tuttora infatti è di attualità riprodurre ingrandimenti e copie.

L’apparente inerzia dello spettatore fotografo era consegnare ai posteri ciò che vedeva — fedele alla ‘realtà’ — la conseguenza del lasciare affiorare ‘dal negativo l’immagine. Nessuna manipolazione, salvo ripeto consegnare una perfetta ‘irrealtà’ un timbro un tono unico cromatico con centinaia di variazioni chiaroscurali. A sua discrezione il fotografo sceglieva l’ottica e la posizione della ripresa.

Non sono cose da poco perché presuppongono scelte estetiche e culturali. *L’ambiente interagiva col mezzo, adesso si potrebbe asserire che il mezzo ‘agile’ di oggi interagisce con l’ambiente.

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Photo /©Pino Usicco

Preoccuparsi del mezzo è senza senso, ciò che conta non è la ‘realtà’, ma la tua realtà, non può essere che così. Il mezzo limita perché ti allontana dall’incertezza.

L’ambito da fotografare non si curava della povertà ma sempre riproduceva architetture e nobili spazi. La luce, quale…quella naturale, e poi? Spesso ho pensato ad una astrazione: Piazza San Marco senza la città e viceversa.

Pino Usicco è autore di pubblicazioni, e di opere editoriali di fotografia, design, pitturpinoa, scultura, ceramica. Studioso della luce, svolge un' attività di ricerca sulla percezione e sui linguaggi misti. Il suo interesse è rivolto alla progettazione di opere editoriali di globale interesse, che privilegiano i temi inerenti la salvaguardia del pianeta. "Venezia Piazza San Marco, la Luce e il Tempo" è il suo più recente lavoro in corso di pubblicazione.

 

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