Le Letture prima di smartphone e internet

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 Tutti serrati in casa e guai per chi esce. Pasqua 2021 passerà alla Storia. Ubricarsi di Tv? Meglio leggere.
 
Tre i libri che proponiamo alla lettura, degli autori Roland Barthes e Italo Calvino. Li hanno scritti negli anni Settanta, e hanno anticipato di 50 anni quello che è il risultato culturale della nostra epoca.
 

I frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes

frammentidiundiscorsoamoroso“Siamo circondati da esseri di cui non possiamo sapere se sono innamorati, perché se lo sono si controllano enormemente”: 
In un’intervista alla rivista per adulti Playboy, dichiarò di aver fatto “un atto di scrittura abbastanza fuori moda, perché l’amore è fuori moda negli ambienti intellettuali”. 
 
L’intenzione di Barthes è simulare il discorso di un soggetto amoroso
Un'opera che non presuppone una lettura sequenziale. È composta da 80 titoli disposti in ordine alfabetico, con i quali l’autore afferma di voler simulare il discorso di un soggetto amoroso.
Racconti che descrivono situazioni o stati tipici dell’amore, come “Assenza”, “Gelosia”, “Incontro”, “Pettegolezzo” etc. 

Il riferimento principale sono I dolori del giovane Werther di Goethe, archetipo dell’amore romantico, poi i classici greci e latini e esperienze personali dell’autore o di amici.

L’opera si articola nel modo seguente: 

  • Temi: il materiale a cui l’autore attinge proviene dal Werther di Goethe, dai classici della letteratura greci e francesi, da conversazioni con amici e da esperienze personali.
  • Metodo: il discorso è costruito tramite la tecnica del montaggio, per cui i diversi materiali vengono assemblati secondo necessità, e tramite il metodo della “drammatizzazione”, che l’autore riprende dal filosofo Nietzsche.
  • Soggetto: il discorso è in prima persona, ma il soggetto che dice “io” non è un io specifico, è il soggetto di tutti i discorsi amorosi, Barthes lo descrive come “l’io della scrittura”.
  • Oggetto: l’autore descrive la persona amata come “l’oggetto amato”, oppure come “l’Altro”. Lo chiama così perché è importante sia neutro in termini sessuali: “il sentimento amoroso è unisex, come i jeans e i capelli”, dice. Il discorso amoroso descritto vale indifferentemente per innamorati/innamorate eterosessuali o omosessuali.

Nella sua prefazione al libro e nelle interviste l’autore spiega così il titolo:

Frammenti: non si tratta di un’analisi, né tantomeno di una “filosofia dell’amore”, ma dell’enunciazione di un discorso, le cui “figure” – così chiama i frammenti – seguono, in ordine casuale, le evoluzioni del soggetto amoroso, che è come “un atleta sotto sforzo”.
Discorso: in quel periodo è direttore di studi all’EPHE, dove sta conducendo una ricerca sul discorso, nel tentativo di classificare le differenti modalità di enunciazione, così concepisce l’idea di analizzare il discorso amoroso.
Amoroso: non esiste un linguaggio che si faccia carico del sentimento amoroso, perché l’innamorato è un soggetto marginale, totalmente svalutato dai linguaggi teorici utilizzati dalla classe intellettuale a cui Barthes appartiene. L’innamoramento è escluso dalla riflessione di questa intellighenzia, che lo tratta anzi come una malattia, da cui bisogna guarire. In questo, per lui, il soggetto amoroso, “l’innamorato pazzo”, ha qualcosa di sovversivo.
 
I materiali sono sottoposti a un “montaggio” tramite la tecnica della “drammatizzazione” di cui parla Nietzsche. Il soggetto che dice “io” è un io generico. L’oggetto d’amore è neutro in termini sessuali: il discorso amoroso è indifferentemente eterosessuale o omosessuale. 

  

Ti con Zero di Italo Calvino

QfwfqIl libro, suddiviso in tre parti, tocca vari argomenti. Qfwfq è il protagonista della prima parte, e racconta le sue avventura in tempi e spazi inimmaginabili, le altre due, invece, differiscono, e vanno via via trattando argomenti sempre più diversi, utilizzando metodi di narrazione disparati, se prima era Qfwfq che raccontava tutte le storie, quando lui incontra la morte (ne: “Il sangue, il mare”, l’ultimo racconto della prima parte), rimane solo un discorrere in prima persona, di un essere indefinito.

La seconda parte, riguarda soprattutto, le varie fasi della vita, la riproduzione asessuata, la meiosi, ed infine la morte, come elemento indispensabile per la vita. La terza ed ultima parte, invece, consiste, in quattro storie, dove i personaggi vengono definiti di volta in volta, quindi Qfwfq, scompare definitivamente, in questa parte, poi si ha un decisivo cambiamento stilistico.

  L’origine degli uccelli, in questa storia, sempre raccontata da Qfwfq in prima persona, è rappresentata la comparsa degli uccelli nel mondo. 

Gli abitanti del mondo, dice il protagonista, erano ciò che era sopravvissuto, ciò che avrebbe poi dato vita a tutte le future forme di vita. 
Ogni stranezza era già emersa dal mondo dei rettili, e di solito era subito scomparsa, per inadeguatezza al mondo. In questa situazione, tutti avevano tratto la conclusione che, in mezzo a tutte quelle forme di vita così diverse, i mostri erano quelli che avrebbero potuto esserci e invece non c’erano.
Un giorno però, Qfwfq, e gli altri, vennero svegliati da quello che ora si definirebbe un canto d’uccello e che allora era ancora indefinibile. 
Appollaiato ad un ramo videro un uccello, dai colori sgargianti e dal verso piacevole all’ascolto. 
Quest’apparizione, sconvolse l’intero modo di pensare delle specie presenti, che avevano definito i volatili un capitolo ormai chiuso.
Compare pure un’affascinante ed esotica regina degli uccelli, Org-Onir-Ornit-Or.

Il racconto è scritto come una sceneggiatura a fumetti perchè «queste storie si raccontano meglio con dei fumetti che non con un racconto di frasi una dopo l’altra.» Calvino dimostra un’incredibile conoscenza delle tecniche di scrittura del fumetto e delle sue problematiche produttive. Il resoconto stesso della vicenda nella versione che ne dà Qfwfq, lo rende uno pseudofumetto, più una sceneggiatura che non un fumetto vero e proprio. 

 

Le Città Invisibili di Italo calvino

città coverL’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Marco Polo, l’esploratore veneziano che nel XIII secolo giunse all’estremo oriente attraversando lo sconosciuto mondo delle terre dell’Asia, si trova al cospetto di Kublai Khan, imperatore del regno dei Tartari.
L’imperatore chiede a Marco di raccontargli del suo lungo viaggio e in particolare vuole che gli vengano descritte le città che ha visitato. Marco Polo non si limita ad una descrizione fisica, o esteriore, delle città che incontra, ma espone anche un resoconto dettagliato delle città che gli vengono in mente quando vede quelle reali, delle sensazioni e delle emozioni che ogni città, con i suoi profumi, sapori e rumori, suscitano.
 
Sono 9 capitoli, ognuno dei quali è introdotto e chiuso da un dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan. 55 sono le città descritte, tutte con nome di donna di derivazione classicheggiante, e fanno capo a delle sottocategorie che si ripetono nei diversi capitoli.
Ogni capitolo riporta dei paragrafi il cui titolo che può essere ritrovato in qualche altro capitolo del libro. Abbiamo ad esempio il paragrafo “le città e i segni” nel capitolo primo, nel capitolo terzo e quarto

Questo fa si che il romanzo non abbia una fine propriamente detta: ogni capitolo, ogni paragrafo, possono essere letti per ultimi e quindi ogni lettore, in base al modo in cui sceglierà di leggere, troverà una fine diversa. Calvino si diverte con i suoi lettori, è un gioco costante leggere i suoi romanzi! 

 … Di là l’uomo si parte e cavalca tre giornate tra greco e levante… – riprendeva a dire Marco, e a enumerare nomi e costumi e commerci d’un gran numero di terre. Il suo repertorio poteva dirsi inesauribile, ma ora toccò a lui d’arrendersi.
Era l’alba quando disse: -Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco. Ne resta una di cui non parli mai.
Marco Polo chinò il capo. – Venezia, disse il Kan.
Marco sorrise. – E di che altro credevi che ti parlassi?
L’imperatore non batté ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.
E Polo: – Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.
– Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia. – Per distinguere le qualità delle altre, devo parti­re da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia.
– Dovresti allora cominciare ogni racconto dei tuoi viaggi dalla partenza, descrivendo Venezia così co­m’è, tutta quanta, senza omettere nulla di ciò che ri­cordi di lei.
 
Gli autori

Roland Barthes (Cherbourg, Normandia, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980)

La vasta produzione di Barthes prese avvio da uno studio puntiglioso e approfondito di letteratura, linguistica e teoria politica. Gli elementi che influenzarono il suo pensiero erano derivati principalmente da quattro ambiti:

  • Vecchi e nuovi classici della letteratura francese: in particolare condusse una lunga ricerca sul romantico Jules Michelet, e fondamentale per lui fu la scoperta di Jean-Paul Sartre.
  • I testi classici del marxismo: Marx, Lenin, Trotski.
  • La linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure, alla quale fu introdotto dal linguista e semiologo A.J. Greimas, che conobbe ad Alessandria d’Egitto.
  • Il teatro epico di Bertolt Brecht, che contribuì a introdurre in Francia, collaborando con una rivista di teatro.

 

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) 

Riassumere la vita di Italo Calvino, nei manuali, può starci stretto. È stato uno scrittore attento, sereno eppure febbrilmente appassionato di letteratura, di politica, di critica letteraria, di giornalismo, di linguaggio ed è difficile trovare un argomento d’attualità di cui Calvino non si sia in qualche modo interessato.

Il gioco combinatorio è proprio il frutto delle ricerche di Calvino sullo strutturalismo e sulla semiotica. 

Se lo strutturalismo mira a “scomporre” il messaggio comunicativo per analizzarne le parti, Calvino scompone la sua narrazione in tanti piccoli tasselli che vanno poi ricollegati fra loro, e che assumono (e qui vediamo l’influenza della semiotica) un senso sia da soli – possiamo tranquillamente leggere un paragrafo senza sentire la narrazione incompleta – oppure insieme al tutto – leggendo cioè tutto il testo insieme e trovando un senso più ampio a quello espresso solo da un singolo paragrafo.

Insomma, Calvino, considerato lo scrittore della leggerezza e della semplicità, non è certo superficiale: riesce a inserire tutto questo groviglio di studi e di significati a partire da una narrazione quasi fiabesca e infantile.

In tutti i suoi scritti è possibile individuare i temi che sono il filo conduttore di tutta l’opera di Calvino.

  • Il caos che caratterizza la realtàItalo ha sempre avuto un particolare interesse, e una certa ironia, verso la caoticità del mondo. Il reale – possiamo vederlo da noi – è un disordinato insieme di persone, situazioni, problemi che non fanno che spaesare l’individuo. Marco Polo cerca di dare un ordine a questo caotico succedersi di città e scenari diversi cercando di creare un ordine nella sua mente e con la sua fantasia.
  • Il sogno, la fantasia, le capacità dell’immaginario di figurarsi panorami inesistenti in cui nascondersi o in cui trovare un posto è un altro dei temi strutturanti la sua opera. Le città, come abbiamo anticipato, non sono tutte città reali, molte sono città che Polo immagina a partire da quelle che ha concretamente davanti. Ma sono meno importanti? Sono meno vere? Un viaggio nella città della memoria o della fantasia è valido – se non più bello – quanto un viaggio in un luogo reale.
  • Scorrendo le pagine troveremo poi i temi più vari: dalla memoria e dalla fantasia si passa facilmente al tema del tempo e della morte ineluttabile.
 
 
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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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