L'ultimo Stachanov

 È il 1991 mentre sono in vacanza a Ponza seguo alla radio, con un certo distacco, quello che succede in Unione Sovietica:

Un colpo di stato ad opera di membri conservatori del Partito Comunista, del KGB e delle forze armate che culmina con l’arresto del presidente Gorbačëv e con l’attacco militare alla sede del parlamento, ma che poi fallisce (19-21 agosto);
Il Partito Comunista viene sciolto per decreto (24 agosto).

Tornato a casa e nei pochi mesi sucessivi dai giornali e televisione scopro un rincorrersi di notizie sempre più allarmanti:

Dieci delle repubbliche che componevano l’Unione Sovietica dichiarano la propria indipendenza (tra agosto e dicembre);
Russia, Ucraina e Bielorussia costituiscono la Comunità degli Stati Indipendenti (12 dicembre), alla quale aderiscono poi altre otto repubbliche ex sovietiche (21 dicembre);
In un solo giorno Gorbačëv si dimette e viene rimpiazzato da Borís Nikoláevič Él’cin, l’Unione Sovietica cessa di esistere;
La Repubblica Socialista Sovietica Russa viene rinominata Federazione Russa e la bandiera rossa con falce e martello dell’Unione Sovietica viene tolta dal Cremlino e sostituita con il tricolore russo (25 dicembre).

Persino la città dove Krikalev è cresciuto cambia nome ora non si chiama più Leningrado ma San Pietroburgo.

Ed in realtà Sergei Krikalev in questo caso non è stato uno stacanovista ma una vittima della dissoluzione dell'Unione Sovietica e di uno dei tanti errori provocati dalla Guerra Fredda.

Dopo la seconda guerra mondiale, gli USA e l’URSS si affrontarono a distanza, anche in ambito spaziale.
Con il lancio del primo satellite, il sovietico Sputnik 1 nel 1957, e con la risposta americana affidata all’Explorer 1, si aprì la prima era spaziale, o corsa allo spazio, per il predominio del cosmo.
I primi record spaziali appartengono tutti ai sovietici, in netto vantaggio tecnologico rispetto ai rivali occidentali. Il programma Apollo, per portare i primi astronauti sulla Luna, decretò il definitivo cambio di passo degli USA, che sbarcarono ben 6 missioni sul nostro satellite guadagnando definitivamente il primato spaziale.

L’URSS, visto il fallimento del proprio programma lunare, decise di investire altrove l’enorme bagaglio tecnologico acquisito. Fu così che nacque il programma Saljut, che intendeva sviluppare delle stazioni spaziali orbitali permanenti. La Saljut 1 venne  lanciata con successo il 19 aprile 1971, precedendo di due anni la messa in orbita dell’americana Skylab.

Infatti il cosmodromo sovietico di Baikonur dal quale partivano la maggior parte dei voli spaziali e dovrebbero partire i voli di ricambio dei cosmonauti è ora diventata di uno stato indipendente la Repubblica del Kazakistan (ex Repubblica Socialista Sovietica Kazaka), che pretende di essere pagato lautamente per l’uso della base spaziale.
La Federazione Russa, disperatamente a corto di finanziamenti, rinuncia a far tornare Krikalev e sceglie invece di farsi pagare 7 milioni di dollari per portare nello spazio l’austriaco Franz Viehböck sulla Soyuz TM-13; e ottiene uno sconto dal governo kazako mettendo sullo stesso volo di Viehböck il primo cosmonauta-ospite kazako Toktar Aubakirov.
 
IlritornodiSergeiE così su quella Soyuz non c'è più posto per Alexander Kaleri, l’ingegnere di volo che avrebbe dovuto sostituire Krikalev, e quindi Krikalev non può tornare. Aubakirov e Viehböck arrivano sulla Mir con la Soyuz TM-13 il 4 ottobre 1991, insieme al comandante russo Aleksander Volkov, e rientrano a terra otto giorni dopo, insieme ad Artsebarsky, usando la Soyuz TM-12 che sarebbe spettata a Krikalev; Volkov rimane a bordo della Mir con Krikalev.
Il tanto atteso ricambio di Krikalev, Aleksander Kaleri, arriverà alla Mir con la Soyuz TM-14 il 19 marzo 1992, insieme ad Aleksander Viktorenko e al tedesco Klaus-Dietrich Flade.
Sei giorni dopo, il 25 marzo 1992, finalmente Krikalev (dopo 311 giorni) torna a terra, in compagnia di Volkov Flade, con la Soyuz TM-13.

Ma Sergei Krikalev non si farà intimorire dalla disavventura passata, ed è qui sì che affiora lo spirito stacanovista, che lo ha tra l'altro portato all’attenzione dei media di tutto il mondo.
Tanto, tra l'altro, da ispirare la popolarissima campagna pubblicitaria televisiva italiana della DeAgostini che mostra proprio un astronauta sovietico che trova tutto cambiato al proprio rientro.
 
Anzi Sergei, ora diventato anche il mio eroe, tornerà ancora nello spazio con lo Shuttle statunitense nel 1994, diventando così il primo russo a bordo di un veicolo spaziale americano, e poi ancora nel 1998 sarà il primo russo a entrare nella Stazione Spaziale Internazionale.
Non pago, volerà di nuovo su una Soyuz nel 2000 per visitare una seconda volta la Stazione, tornando con uno Shuttle, e poi ancora su una Soyuz nel 2005, con una terza visita alla Stazione, restandovi sei mesi.

Tornerà sulla Terra definitivamente il 10 ottobre 2005 


MIRLa stazione spaziale russa Mir, che in russo significa sia “pace” sia “mondo”, è stata in funzione e abitata dal 1986 al 2001.

Era stata progettata per una vita operativa di 5 anni. Ha operato nella bassa orbita terrestre per 15 anni, fino a quando non è stata fatta rientrare in modo distruttivo in atmosfera, il 21 marzo 2001, tra l'altro riportando in auge la propaganda anti sovietica dei media occidentali. 
È la MIR che ha permesso a scienziati e centri di ricerca di tutto il mondo di poter disporre di un laboratorio scientifico in microgravità per esperimenti e ricerche. 
Sicuramente uno dei grandi meriti storici della Mir fu quello di far nascere la collaborazione tra i due grandi sfidanti della corsa allo spazio. 
Nel 1993 nacque il programma Shuttle-Mir, grazie al quale la NASA venne coinvolta nel programma Mir e le venne dedicata anche una zona esclusiva della stazione spaziale russa. Questo programma gettò le basi per la nascita della Stazione Spaziale Internazionale, che avrebbe visto la luce nel 1998.
 

Fonti
 
dossierurss
 
 
 
 
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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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