Come ridurre il Muro di Berlino ad un'anticaglia

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Sono trascorsi 65 anni. La costruzione del Muro di Berlino ebbe inizio la notte del 13 agosto 1961. In brevissimo tempo fu eretto il confine tra Est e Ovest con una rete di filo spinato, alla quale seguì la costruzione di un muro di cemento. Nella capitale tedesca, dal 13 al 16 agosto, sono molte le iniziative  che sono state organizzate.

marx muro4Naturalmente, sarebbe importante cercare una risposta sul perché le aspettative dopo la caduta del Muro (1989),le ipotesi sul futuro si sono rivelate completamente sbagliate, poiché poco o nulla di quello che fu allora scritto, esaltato, sperato ha avuto compimento. Poco o nulla è stato scritto, anche in questa ricorrenza, sull'assetto politico che segnò la storia internazionale per decenni.

Eppure gli spunti di approfondimento non mancano. Infatti, non è stato ancora spiegato, perché la RDT da sempre presentata come il paese più disciplinato e armato di tutto il blocco comunista, si sia consumata come una candela.

Il crollo a catena della RDT, della Polonia, dell’Ungheria, della Romania, della Lituania e Lettonia e poi dell’intera Unione Sovietica, in ogni anniversario diventa la celebrazione della “fine del comunismo” e non si va oltre.

Chi ci tenta - intellettuali, opinionisti, giornalisti - viene scoraggiato, sovente oscurato non invitandolo nei salotti televisivi, e quindi espellendolo di fatto dal "mercato" della rappresentanza politica.

Se così vanno le cose il rischio è, che il Muro con il suo passato, presente e futuro diventi per i giovani un’anticaglia. Gli insegnanti di Storia possono ben poco per invertire la tendenza, poiché è arduo il controcanto sebbene critico e documentato, se i miti sono codificati dal mainstream, e amplificati da quei grandi della storiografia i “celebratori” di anniversari, ai quali viene concessa grande rilevanza. Tutti ben lontani dal voler, «Far capire che il passato è stato reale come il presente, e incerto come il futuro», come scriveva Delio Cantimori, uno dei maggiori storici italiani del Novecento. Sicché l’articolo di William Blum che qui pubblichiamo  rappresenta una rarità.

La caduta del Muro viene presentata esclusivamente per esaltare la lungimiranza dell'Occidente della liberal-democrazia, secondo il quale è impensabile ogni progetto di società alternativa, come lo era appunto quella del “socialismo realizzato” di cui si vantava l’Unione Sovietica.

Sono state accantonate, meglio smorzate dai media mainstream occidentali, le critiche al regime mosse a quel tempo dai tanti intellettuali presenti in URSS, che miravano a una modifica del sistema socialista, di certo non al capitalismo. Ne è un esempio esempio Andrej Dmitrievič Sacharov, il "padre della bomba H sovietica", che successivamente (1975) per la sua attività in favore dei diritti civili fu insignito del premio Nobel per la pace.

Fui il primo giornalista italiano (ottobre 1974) che riuscì ad intervistarlo telefonicamente (il Kgb ogni tanto gli liberava la linea, forse per la sua “intoccabilità scientifica”).

Quando chiesi a Sacharov - tra le tante cose - perché non chiedeva il permesso di lasciare il paese, mi rispose di getto: «Io non voglio lasciare l’Unione Sovietica. Il mio compito è qui, tra i miei amici, per portare avanti la battaglia per il riconoscimento dei diritti civili e l’ottenimento delle più elementari garanzie democratiche. Attualmente io sono l’unico, e non lo dico con superbia, in grado di criticare il sistema, firmare petizioni, lanciare appelli, restando impunito.».

Invece, nel 1980 egli fu confinato a Gorkij, nella Regione del Volga. Fu Michail Gorbaciov a riabilitarlo nel 1986. Rientrò a Mosca e nel 1989 fu eletto deputato. Morì un mese dopo la caduta del Muro, nel dicembre di quello stesso anno.

Per quelli che giovani non sono, il ricordo del dissidente Sacharov è ancora emozionante, anche perché ogni anno il suo nome rimbalza nel corso della cerimonia del "Premio Sacharov per la libertà di pensiero" che, dal 1988 il Parlamento europeo consegna a personalità e ad organizzazioni che si sono distinte nell'attività in favore dei diritti umani.

Naturalmente è sconsigliato parlare e scrivere del Muro, per dire che più che mai è assurdo celebrare con spensierata festosità l'Occidente vincitore, sprofondato com’è nella più grave crisi della propria storia, per mancanza di idee e di valori a cominciare da quelli della democrazia liberale, che omologa le ineguaglianze, sempre più grandi e vergognose, inimmaginabili in quel novembre del 1989.

E’ su queste realtà che andrebbe stimolato lo spirito critico dei giovani, sicuramente ogni volta che si parla del Muro, poiché intorno ad esso due mondi, due modi di esistere si scontrarono con una forza  tale, che si dovettero separare con una barriera di cemento: “la  più odiosa frontiera del secolo XX”.


 vincenzo mVincenzo Maddaloni ha fondato il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino.Professionista dal 1961. Come inviato speciale negli anni Settanta ha raccontato tra l'altro: la morte di Salvador Allende e il golpe del generale Augusto Pinochet dell'11 settembre 1973; il ritorno di Juan Domingo Perón a Buenos Aires; la caduta dello Scià e l'arrivo dell'ayatollah Khomeini a Teheran. Negli anni Ottanta è stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) e di Wojciech Jaruzelski ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno alimentato le cronache del XX secolo: Pechino, Kabul, Teheran, Santiago del Cile, il Cairo e Berlino. Ha raccontato il conflitto delle isole Falkland, tutte le guerre nella Repubblica Democratica del Congo; la ritirata delle truppe sovietiche dall'Afghanistan; la Protesta di piazza Tienanmen; la dissoluzione dell'Unione Sovietica; la caduta di Saddam Hussein. La sua testimonianza diretta gli ha consentito di approfondire gli studi e le conoscenze dell'Islam, delle Chiese orientali, del comunismo e del post-comunismo, con particolare attenzione al confronto con l'Occidente. I libri più recenti: Voglia di RivoluzioneStoria e storie di un desiderio inappagato, Nexus edizioni, 2024; Incredibile, Bombe, Iran, Usa. Tutti i rischi di una guerra nucleare 2025.

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