America Latina. Sono i pastori evangelici i nuovi conquistadores
La rinnovata commistione della religione con la politica serve a quest'ultima per camuffare la propria caduta di credibilità con il fideismo mistico della prima. Le nuove destre latinoamericane, iperliberiste in economia ma politicamente dogmatiche, hanno la loro principale componente nell'estremismo tradizionalista cattolico e soprattutto evangelico.
Le radici storiche: la Conquista
Tutto parte dal colonialismo iberico del XV-XVI secolo. La prima evangelizzazione in America Latina si compie con il colonialismo iberico: nelle colonie dei regni di Castiglia e Portogallo, la missione della Reconquista prese la forma di una conversione di massa al cristianesimo cattolico. La religione non era separata dal potere: era il potere stesso.
Francisco Franco — Spagna (1939–1975)
Il caso più emblematico in Europa latina. Franco costruì il regime sulla fusione totale tra nazionalismo spagnolo e cattolicesimo, coniando il termine Nacional-Catolicismo. La Chiesa benediva le esecuzioni dei repubblicani come guerra contro l'"ateismo comunista", e il regime si autopresentava come baluardo della "civiltà cristiana" contro il comunismo e la massoneria.
Le dittature militari latinoamericane
Pinochet (Cile, 1973–1990) — Si presentò come difensore della civiltà cristiana occidentale contro il marxismo ateo di Allende. Ottenne inizialmente il sostegno della gerarchia cattolica conservatrice. Le foto di Papa Giovanni Paolo II sorridente al fianco di Pinochet e dei torturatori fascisti che governavano Cile e Argentina restano una delle immagini più controverse di quell'epoca.
Videla (Argentina, 1976–1983) — La giunta militare giustificò la repressione come "guerra cristiana" contro la sovversione. I cappellani militari benedivano i soldati prima dei voli della morte in cui i prigionieri venivano gettati nell'oceano.
Jair Bolsonaro — Brasile (2019–2022)
Il caso più studiato e documentato del rapporto tra religione e politica nel Brasile contemporaneo.
Pur essendo formalmente cattolico, Bolsonaro nel 2016 si fece battezzare nel fiume Giordano da un pastore evangelico, e vinse nel 2018 con il motto "Il Brasile sopra ogni cosa; Dio sopra tutti", con l'aperto sostegno del Fronte parlamentare evangelico.
Pur affermando che lo Stato brasiliano è laico, dichiarò: "lo Stato è laico, ma noi siamo cristiani, terribilmente cristiani", e promise di nominare alla Corte Suprema "un giudice terribilmente evangelico".
All'interno del suo governo alcuni dicasteri importanti furono assegnati a esponenti pentecostali e neopentecostali, in un contesto in cui strutture istituzionali venivano occupate da emanazioni di sodalizi religiosi che sovrapponevano al dettato costituzionale le proprie interpretazioni delle relazioni politico-sociali.
Il meccanismo era chiaro: Bolsonaro ottenne il 70% dei voti evangelici promuovendo una campagna contro aborto, bioetica e diritti LGBTQ, assicurandosi la vittoria.
Il fenomeno strutturale
L'opinione dei latinoamericani è strettamente divisa sul ruolo che i leader religiosi dovrebbero svolgere in politica: su 18 paesi coinvolti in una statistica del Pew Research Center, in 10 di essi prevale la convinzione che la religione debba influenzare la politica.
Il paradosso della Teologia della Liberazione
Va detto che in America Latina la religione è stata usata anche contro il potere: la Teologia della Liberazione (anni '60–'80) mise la fede al servizio dei poveri e dei movimenti rivoluzionari, in netto contrasto con i regimi conservatori che usavano lo stesso Vangelo per giustificare l'ordine costituito. Due usi opposti della stessa fonte religiosa.


