Tedesco per scelta: l'esilio di Pirandello in Germania

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Bonn, fine Ottocento. È qui che avviene il primo incontro di Pirandello con la Germania: lui, giovanissimo studente arriva all'università renana su consiglio del suo maestro di filologia romanza. Qui nel 1891 ottenne una laurea in Filologia romanza con una tesi intitolata "Suoni e sviluppo di suoni nel dialetto di Girgenti", e si era già dedicato alle prime prove letterarie, componendo alcune poesie e una tragedia.

pirandllo24Questo primo soggiorno in Germania gli permise di conoscere la cultura tedesca e in particolare gli autori romantici, che influenzarono profondamente la sua opera e le sue teorie sull'umorismo
È il 1891: pochi anni dopo, Pirandello espatrierà verso la Germania. Un esilio volontario.
 
Ma andiamo con ordine. Nasce a Girgenti, ora Agrigento in una località chiamata Caos. Su questo lo scrittore amò sempre scherzare, definendosi un “figlio del caos”.
 

Tornato a Roma, entra negli ambienti letterari, collabora con alcune riviste e pubblica le prime novelle e i primi romanzi. Nel 1901 esce il romanzo L’Esclusa e l’anno successivoIl turno. Ma è il 1903 l’anno della svolta, a causa di due eventi:  

  • la miniera di zolfo dei genitori si allaga e la famiglia cade in rovina;
  • inizia a manifestarsi la malattia mentale della moglie che la costringerà a vivere in una casa di cura fino alla morte.

Dissesto economico, follia e prigione familiare diventano allora temi centrali delle sue opere. Le difficoltà economiche lo portano a intensificare l’attività di scrittore e nascono i suoi romanzi più famosi:

In questo periodo ha inizio anche l’attività teatrale, con opere sia in siciliano che in italiano, spesso derivate dalle novelle. 

 

Esilio a Berlino

Il teatro d'arte di Pirandello e le linee imposte da Mussolini per lo spettacolo non si conciliavano. Così nel 1928 la sua compagnia teatrale si scioglie e nell'autunno lui si trasferisce a Berlino. 

Scrive a un amico: "Tra pochi giorni mi sarò liberato della compagnia; ma non riesco più a stare fermo; andrò ancora fuggendo, e il più lontano possibile dall'Italia, forse andrò in Germania; forse nell'America del Nord".
Pochi giorni dopo, ad agosto, scrive ancora: "Mi tratterrò a Viareggio sino alla fine d'agosto in attesa d'esser chiamato in Germania da una grande casa cinematografica che mi ha proposto di mettere sullo schermo i 'Sei personaggi'".

Cinema e Marta Abba

Pirandello voleva dare alla sua adorata Marta Abba, già primadonna sul palcoscenico teatrale una fama da attrice del cinema.

Pensando a lei aveva scritto "L'amica delle mogli", "La nuova colonia" e "Lazzaro". Così si trasferisce con lei nella capitale tedesca.
Negli anni berlinesi, Corrado Alvaro, corrispondente de La Stampa lo descrive così: "Lo vidi a Berlino, in compagnia della donna che aveva collocato in cima ai suoi pensieri" e poi: "Gli uomini lo interessavano. Già del suo paese ricordava precisamente i colori, i caratteri, le avventure".

 

Lettere dalla Germania

Marta Abba intanto rientra in Italia già nel 1929, Pirandello resta in Germania. E le scrive moltissime lettere, una al giorno almeno. Anche se lei lo rifiuta, e gli chiede di "essere conciso e breve", lui non desiste. E le scrive durante notti insonni: "Sono rimasto a lavorare tutta la notte", scrive il grande letterato in una lettera del 1930. "Alle tre ho cominciato a vedere ai vetri delle due finestre dello studio la prima trasparenza dell'alba, come un mistero che provasse a rivelarsi". Per l'attrice, Pirandello è solo il suo pigmalione: "Per me - dirà molto dopo - era come un Dio". A Berlino Pirandello frequenta molti altri intellettuali, italiani e tedeschi, ma di queste frequentazioni, nelle lettere a Marta, non parla.

 

L'ammirazione per il teatro tedesco

in germaniaPirandello sembra non vedere il clima antisemita del nazismo e la minaccia della dittatura. In una lettera a Marta del 1929 compare uno sfogo imbarazzante, a proposito di una bega giudiziaria con uno suo traduttore, Hans Feist:  "Qua sto combattendo la fede di Cristo tra tutti questi giudei d'avvocati, editori, direttori di teatri, e chi più ne metta".
Traduce le sue opere in tedesco: "Questa sera si recita a soggetto", "Sei personaggi in cerca d'autore".

Intervistato da Alvaro dice: "Ammiro il teatro tedesco per la sua disciplina e i mezzi perfetti di cui dispone. Qui il direttore può compiere tutti i miracoli di tecnica. Gli attori sono i più disciplinati e i più meticolosi del mondo. Essi non recitano, vivono con tutte le parvenze della realtà minutamente osservata. Vi manca fra loro, forse, l'attore nel senso italiano della parola, ispirato e improvvisatore, sia pure tra una folla di mediocri comparse. Qui dal primo all'ultimo sono tutti perfetti".

 

Addio alla Germania

piraDopo due anni, Pirandello decide di lasciare la capitale tedesca dopo uno spettacolo di "Questa sera si recita a soggetto" violentemente contestato. C'era poi da seguire a Roma la causa contro l'attore Camillo Pilotto.
Così, nel 1930 l'idillio tedesco finisce. E dopo il rientro in Italia, Pirandello ripartirà per Parigi. Tornerà a Berlino solo nel 1936, per un congresso: ma Berlino gli sembrerà "press'a poco com'era, ma quasi spenta. Non si produce nulla".

Il nazismo aveva bandito le sue opere, tradotte da un ebreo. E lui stesso ammette l'oscurantismo di Goebbels: "Qua ci vuole l'autorizzazione per tutto e per tal riguardo si sta molto peggio che da noi".

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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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